giovedì, Gennaio 21, 2021
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Veneti… da trasferta! Serie A2: Il ritorno del vicentino Gabriele Benetti, “esploso” a Latina!

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Nella Benacquista Assicurazioni Latina, impegnata nel campionato di serie A2 (girone Rosso), appare ormai pienamente recuperato il 25enne vicentino Gabriele Benetti.

“Fratello d’arte”, l’ala classe ’95 (2.00 cm – 91 kg), nelle società della provincia berica ha mosso i primi passi: dapprima con l’Araceli, poi Vicenza Basket Giovane e Marostica con cui raggiunse le Finali nazionali Cadetti ed esordì in serie B2. Notato nel dicembre 2013 dalla Virtus Bologna, nella città felsinea è rimasto due anni: completando le giovanili (3° posto alle Finali Nazionali Under 19 del 2014) ed avendo l’opportunità di esordire per qualche minuto in Serie A nella stagione 2014-15. E’ stato anche convocato nelle Nazionali Under 18 e Under 20: disputando con questa i Campionati Europei 2015 di Lignano Sabbiadoro.

La sua carriera ha subito un rallentamento, a causa di due gravi infortuni: il primo, che lo ha costretto poi ad un lungo stop (la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro), nel dicembre 2017 quand’era alla Virtus Roma dov’era approdato nell’estate del 2015; ed un altro (recidiva al medesimo ginocchio) nella stagione 2018-19 quand’era a Legnano. Approdato appunto quest’anno a Latina, sempre in A2, viaggia a 11.4 punti di media (in 22.8 minuti di impiego, 0.5 punti a minuto) ed è il 2° marcatore della formazione con un “high score” personale di 29 punti (10/15 dal campo e 7/7 ai liberi) più 6 rimbalzi nella recente gara disputata a Ferrara nel giorno dell’Epifania.

Un vero e proprio “boom”, cui contribuisce la serenità personale data la vicinanza a casa della fidanzata, conosciuta negli anni di Roma: Alice Sabatini: ex giocatrice di basket ed ex Miss Italia, con la quale vive un’intensa storia d’amore dal 2017 ripresa in tanti giornali.

«Se dovessi descrivere la mia persona, direi che sono un sognatore – si è descritto Gabriele Benetti in una lunga e recente intervista sul sito della società Latinabasket.it. Nella vita, al di fuori del basket, sono affascinato dal mondo della fotografia. Mi sono appassionato davvero molto in questi ultimi anni, ho studiato da autodidatta in questo ambito e ho comprato tutta l’attrezzatura. Ho due macchinette quasi professionali, che utilizzo per dedicarmi a questa passione. Considerato che la mia ragazza lavora molto con Instagram, spesso vengo coinvolto ed è un modo per sperimentare quanto appreso nel corso degli studi fatti.  Sono contento di aver trovato qualcosa che mi ha appassionato in questi anni difficili in cui è stato importante avere qualcosa da pensare per far fronte al periodo complicato dovuto agli infortuni».

La scelta della pallacanestro. «In parte è stata la paura che aveva mia mamma ogni volta che mio padre mi portava in giro o in pista con la moto, poi confrontandomi anche con tutta la mia famiglia, ho deciso di proseguire con il basket. A quel punto, essendo nato a Vicenza, ho frequentato il settore giovanile nel vicentino e un anno sono arrivato a disputare anche tre campionati, compresa la Serie B, nel corso della stessa stagione. Da quel momento ho iniziato a entrare nel giro delle selezioni degli Azzurrini fino a quando sono stato chiamato dalla Virtus Bologna. A quel punto mi sono trasferito nella foresteria di Bologna, dove ho maturato una grande esperienza e ho capito qual era la mia vita. Vivevo da solo, andavo a scuola, prendevo parte a due allenamenti ogni giorno ed è stato un periodo di grande crescita non soltanto dal punto di vista sportivo, ma anche umano».

La fidanzata. «Alice ha sempre giocato a basket. Quando era più piccola giocava nell’A2 femminile. Nel periodo in cui io ero a Roma c’è stata una sera in cui, dopo un nostro allenamento, sullo stesso campo avrebbe disputato una partita la squadra del “Basket Artisti” di cui Alice faceva parte. In quell’occasione io fui l’unico della mia squadra a restare ad assistere alla partita e da lì ci siamo visti e conosciuti. Il basket ci ha fatto incontrare e innamorare. Anche se non è sempre clemente, posso dire che credo nel destino».

Il ricordo più bello legato al basket. «In realtà non ho soltanto un bel ricordo, ma ne ho tanti. Sicuramente la prima volta che ho avuto l’opportunità di entrare in campo in  Serie A, anche se per pochi frammenti di partita, è stata un’emozione incredibile. Ero ancora un ragazzino e fare l’esordio sul parquet in una partita della massima serie, con il palazzetto pieno è qualcosa di indescrivibile. Fino a qualche mese prima, la Serie A la guardavo in televisione e mai avrei pensato di riuscire ad arrivarci. Quando sono tornato a casa quella sera, ho pensato che non ero ancora arrivato dove avrei voluto, perché ho sempre avuto il pallino di migliorare, crescere e tornare a giocare. E’ stato bello perché questo pensiero mi ha dato uno sprono, un segnale: “la Serie A è li, però ci devi lavorare”. Mi ha dato una speranza. Un altro bellissimo ricordo è legato alla partecipazione agli Europei Under 18 qui in Italia, si era formato un bel gruppo ed è stata un’esperienza importante. Questa domanda ha fatto riaffiorare in me tanti bei ricordi. Spesso dopo un periodo buio, come quello che ho avuto io in questi ultimi tre anni, si tende a dimenticare i ricordi positivi, invece se ci si ferma un attimo a riflettere, riemergono tutti e sono bellissimi».

Il suo idolo. «Sono sincero, non sono mai stato un ragazzo che vedendo un giocatore dell’NBA lo ha considerato un idolo. La pallacanestro mi è sempre piaciuta e, certamente, per un bambino piccolo l’NBA è qualcosa di fantastico, d’incredibile, ma ora conoscendo di più la pallacanestro e seguendo l’Eurolega, mi piacciono i giocatori che, al di là di fare tanti punti, hanno una buona lettura del gioco, sanno difendere e coinvolgere i compagni. Non ho un idolo ora, lo è stato mio fratello perché mi ha portato in questo mondo (il suo sogno è sempre stato poterci giocare insieme, NdA), lo è stato Derrick Rose, non come giocatore, ma perché come me ha avuto problemi di infortunio ed è stato capace di reagire e rialzarsi. Mi identifico un po’ in quello che ha passato e ho ammirato la sua forza e la sua caparbietà».

Il ritorno sul parquet. «Dopo l’ultimo infortunio, in accordo con la mia famiglia e il mio agente, ho voluto prendermi una pausa. Mi sono detto “prima torno a star bene, poi penso al basket”, per questo motivo, in questi ultimi 18 mesi, sono stato lontano dal basket giocato per mia scelta. All’epoca non avevo un contratto con nessuna squadra, quindi ho optato per lavorare sulla ripresa con i miei tempi e nel modo migliore possibile, trovando sul mio percorso tante persone che mi hanno aiutato. Prima dello scrimmage con Latina ero agitato come un bambino che deve giocare la prima partita di minibasket. Volevo dimostrare, soprattutto a me stesso, che il giocatore posso ancora farlo e sono contento di aver trovato una squadra che mi dà una certa costanza negli allenamenti e che mi segue».