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FORMAZIONE: Dopo il “M.A.G.”, Brian Carpi e Davide Bettio hanno vissuto a stretto contatto con la Nazionale Under 20

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Mentre nei vari uffici della Fip si sta già alacremente lavorando per l’edizione 2019-20 del “M.A.G. – Master Attività Giovanile 11-14″, che sarà riproposto anche l’anno prossimo (sempre con l’annessa borsa di studio “Andrea Comelato”), due degli iscritti al “progetto pilota” in Veneto di quest’anno hanno coronato al meglio la loro esperienza il mese scorso. Brian Carpi e Davide Bettio (nella foto), rispettivamente 2° e 3° miglior corsista con alle spalle una formazione principalmente nel Minibasket (l’uno formatosi ad Oderzo con Gianluca Gamma, l’altro coordinatore del MBA a Bassano che vede circa 350 bambini), hanno potuto partecipare ad un paio di giornate con il Settore squadre nazionali: in particolare la Nazionale Under 20 che si era radunata a Roseto.

“Un’esperienza unica anche perché, inizialmente, non avevo assolutamente capito a cosa andavo incontro…” rivela Davide Bettio, classe ’89 formatosi anche come preparatore, che l’anno prossimo vivrà la sua prima esperienza da capo allenatore senior guidando il Nuovo Argine 2001 di serie D. Ed aggiunge: “Peccato sia durata troppo poco!”. “Una bella esperienza, molto formativa: avevo già fatto qualche raduno con le nazionali giovanili, da giocatore; questa volta, invece, ero dall’altra parte della barricata. Ho così potuto guardare i ragazzi: dotati di talento e voglia, ma ancora tanto da dimostrare…” sottolinea, invece, Brian Carpi che dopo una carriera con trascorsi anche in serie B (Mestre, Porto Torres) e DnC (Rucker Sanve) quest’anno ha rimesso – per l’ultima volta, chiarisce – le scarpette pur avendo iniziato la stagione da vice ad Ormelle in C Silver.

Com’è stato vivere a così stretto contatto con lo staff della nazionale?

“Mi ha arricchito davvero molto – sottolinea Carpi: soprattutto come metodo di lavoro di uno staff, quello di un “guru” come Andrea Capobianco, in cui tutto funzionava al meglio e che, anche quando il capo-allenatore si è dovuto assentare, ha continuato perfettamente con il suo assistente Marco Ramondino il lavoro. Ne ho tratto diversi spunti e del materiale tecnico”. “Noi eravamo semplici “uditori” – chiarisce Bettio ma, prima degli allenamenti veri e propri, lo staff tecnico si è messo a nostra completa disposizione per farci capire quello che di lì a poco avrebbe proposto sul campo alla squadra. L’ho vissuta come un’evoluzione rispetto al Corso, nel quale avevamo trattato principalmente il passaggio dal minibasket al basket: questo era basket di alto livello, ed abbiamo potuto vedere come un allenatore, al di là di proporre tanti giochi, spesso anche in un singolo gioco apparentemente semplice riesce a proporre ai giocatori, spezzettandolo, le varie ed opportune “letture” per renderlo efficace”.

Cosa portate a casa da questa esperienza? 

“Senza dubbio come avviene la costruzione di un allenamento – spiega Bettioe quindi, più in generale, anche come gettare le fondamenta stesse della squadra”. “Una metodologia sia dal punto di vista tecnico – evidenzia Carpi – che nell’approccio umano ai giocatori. Personalmente, però, ho notato anche diverse lacune, specie a livello di “letture”, che ancora avevano giocatori di questo livello. E che, francamente, andavano risolte prima”.

Una bella esperienza davvero, dunque, ed una arricchita metodologia di lavoro che i due coach, Carpi e Bettio, sapranno sicuramente portare anche nelle società in cui operano.